Scuole paritarie e famiglie nella bufera

di Live You

Scuole paritarie e famiglie nella bufera

Corato Attualità

letto: 603 volte 8 maggio 2020 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


Su nove bambini che in Italia frequentano la Scuola dell’Infanzia (3- 6 anni), 3 sono iscritti nelle scuole pubbliche paritarie. Il rapporto aumenta ancora quando la fascia di età è la cosiddetta “zero-meno tre”, cioè quella nel nido. A preferire le gestioni private, per i piccolissimi, sono otto genitori su nove. I motivi sono tanti, primo fra tutti il fatto che il numero di posti comunali e statali per i nidi è ancora di gran lunga inferiore alla domanda. E poi i servizi, il tempo pieno ancora insufficiente nel pubblico, l’elasticità di strutture che più facilmente vengono incontro alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma se il settore delle paritarie per l’infanzia, nella nostra regione, era a rischio già in tempi di pace per gli alti costi di gestione, ora, con l’emergenza Covid 19, lo spettro della chiusura si fa concreto per almeno una scuola su tre, con un prevedibile aumento delle rette per quelle strutture che riusciranno a restare in piedi.

Il tutto è aggravato dal fatto che oggi i genitori, anche loro in difficoltà, si rifiutano, almeno in grandissima parte, di pagare le rette anche solo in parte, non potendosi servire delle scuole chiuse per decreto. Solo il 30% delle famiglie pugliesi ha versato il canone di marzo. Nessuno ha pagato quello di aprile. Ma i costi fissi per le scuole restano e pesano. Un rischio reale. Le paventate chiusure comporterebbero, a livello nazionale, almeno 530mila bambini senza servizio di prima infanzia, oltre a 200mila insegnanti e amministrativi senza lavoro.

E un extra costo rischia di pagarlo anche lo Stato: un’eventuale chiusura di massa delle scuole paritarie, costerebbe non meno di cinque miliardi di euro l’anno alla collettività, considerando che, secondo l’Ocse (l’Organizzazione di Cooperazione e di Sviluppo Economico), la spesa media che lo Stato sostiene per ogni bambino è di 6500 euro annui. Molto di più del costo medio pro capite di una scuola dell’infanzia o nido paritario. Numeri importanti anche a Bari e provincia, dove i piccolissimi che potrebbero non tornare a scuola sono 17mila. Le associazioni di categoria lo stanno gridando a gran voce sin dal 5 marzo: senza un contributo straordinario o una maxidetrazione per i genitori che paghino le paritarie, molte scuole non riusciranno a superare questa emergenza e non riapriranno per il prossimo anno scolastico. Eppure, per il momento, nessun Decreto del Governo sembra interessarsi alla scuola paritaria. L’unico emendamento presentato dalle opposizioni per lo stanziamento di un “fondo per la parità scolastica” è stato bocciato alla Camera e sembra che, a meno di colpi di scena, ora la battaglia sia tutta da combattere nelle Regioni e nei Comuni.

La Regione Puglia ha fatto ancora troppo poco, anche se il presidente Michele Emiliano e l’assessore Leo si sono dichiarati disponibili. Secondo i rappresentanti e i gestori delle scuole, i contributi regionali stanziati sinora sono per la quasi totalità quelli già attesi per l’anno scolastico 2019 o per quello in corso, per i quali le scuole hanno già sostenuto i relativi costi. Quindi, non una reale boccata di ossigeno, ma quello che già spettava alle strutture in virtù di accordi e convezioni firmate in tempi non sospetti. Anche gli interventi dei Comuni si fanno ancora attendere. Soltanto Foggia, ad oggi, sembra aver avviato un percorso per aiutare le 48 scuole paritarie cittadine, ma il tavolo delle trattative è ancora in corso. Intanto, è scesa in campo la Conferenza Episcopale Italiana lanciando un appello “affinché il governo e il Parlamento intervengano con gesti concreti e coraggiosi”. “Non stiamo parlando – affermano i Vescovi- di scuole della borghesia, ma di scuole frequentate da famiglie che ora fanno fatica a pagare le rette”. Intanto, alla luce delle nuove disposizioni previste dall’ultimo Decreto per la Fase 2, resta da capire chi aiuterà i genitori che torneranno al lavoro chi dal 18 maggio, chi dal primo giugno. Saranno in difficoltà soprattutto i genitori di bambini in età prescolare. Con le scuole chiuse e i nonni a rischio di contagio, il bonus babysitting non basterà a coprire l’orario a tempo pieno di mamma e papà. Anche il congedo parentale straordinario potrebbe essere una misura insufficiente. La Ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, dice di voler investire 35 milioni per creare una rete organica e avanzare la richiesta di riapertura delle scuole zero-sei anni in estate, in piccoli gruppi e solo per i bambini i cui genitori lavorino entrambi. Se fosse davvero così, potrebbe essere necessario, anche per le scuole pugliesi e baresi che volessero rispondere a queste esigenze, attrezzarsi rimodulando spazi e strategie e fornendosi dei dispositivi medici necessari. Prove generali per il prossimo anno scolastico, quando saranno necessarie, anche tra i piccolissimi, misure di distanziamento e di sicurezza adeguate.