Emigrazioni, quando i temi sono seri mettere due parole in fila è complicato

di Vincenzo Davanzo

Emigrazioni, quando i temi sono seri mettere due parole in fila è complicato

Andria Attualità

letto: 74 volte 16 luglio 2019 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


Carissimo Vincenzo (Leonetti) ti ringrazio per aver dato il tuo contributo al dibattito che io e credo l’altro Vincenzo (Caldarone) speravamo si sviluppasse. Ma come puoi notare tu stesso è seguito il silenzio: quando i temi sono seri mettere due parole in fila è complicato. Il tuo contributo, poi, essendo di vita vissuta è permeato di quella tristezza tipica di chi è costretto a fare delle scelte perché obbligato. Io poi che ho fatto politica con gli occhi e le orecchie aperte verso le persone devo ammettere che di storie come le tue ne ho conosciuto tante. Ho visto di recente una donna piangere perché i figli erano emigrati alla ricerca del lavoro (in Italia per fortuna) e lei stessa e il marito malato sono stati costretti a vendere casa per raggiungerli per avere un minimo di aiuto e il calore affettivo. Ti assicuro che “emigrare” da anziani è terribile perché sfumano le tue cose, i ricordi, le amicizie, le usanze per andare in un posto sapendo che non farai in tempo a farlo diventare tuo. Nella mia riflessione mettevo l’accento proprio sul concetto di famiglia tradizionale che va in frantumi. Ti auguro sinceramente che tu possa tornare definitivamente in Andria. Hai conosciuto il mondo alla tua giovane età e proprio quello che nessuno augurerebbe ai propri figli.

Certo, i poveri sono più svantaggiati perché a loro manca “la parola” : quel misto di conoscenze che favorisce i loro comportamenti. Perché i giovani restino in Andria occorre una grossa operazione culturale che induca chi può a investire nella propria città, ma occorre soprattutto un progetto di sviluppo da parte degli organismi politici che indirizzi i pochi o tanti soldi che ci sono nella direzione delle infrastrutture pubbliche. Per le opere pubbliche i soldi ci sono: occorrono i progetti e la pazienza di andare a cercare i finanziamenti. Durante il quinquennio in cui a vario titolo ebbi modo di incidere sull’amministrazione portammo gli investimenti pubblici a trecento miliardi (c’era la lira allora) tanto che la stessa associazione degli architetti e ingegneri dovette registrare una ripresa economica non indifferente e con la 167 ebbero l’opportunità di lavorare in molti. E non ne risentirono i servizi sociali che anzi subirono una ristrutturazione incisiva (prima c’era l’ufficio assistenza).

Occorre tuttavia che nella pubblica amministrazione si impegnino i migliori, professionisti affermati e di buona esperienza con l’inserimento di qualche giovane disposto a imparare e non a fare subito l’assessore.

Questo periodo commissariale dovrebbe spingere tutti a tirare fuori le idee di sviluppo della città. Qualcosa comincia a muoversi, ma poco e non da parte di tutti. La migrazione degli anni sessanta ebbe un pregio: fu stagionale e assistito. Il tempo di riempire il salvadanaio e tornare a spenderlo in Andria. Dobbiamo fare la stessa operazione oggi: assistere i nostri ragazzi che partono e offrire loro le opportunità per tornare. Questa è la scommessa dell’Andria degli anni venti. Se non la vinciamo rischiamo anche sul piano sociale e la criminalità ne è una diretta conseguenza. A te personalmente auguro tutto il bene che meriti.