Dove l'Indifferenza Ferisce Due Volte

di Vincenzo Leonetti

Dove l'Indifferenza Ferisce Due Volte

Andria Attualità

letto: 2620 volte 7 novembre 2019 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


"Il vero nemico non è la morte, vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte: l'indifferenza."
Patch Adams (1998)


Gli ultimi episodi di maltrattamenti sulle donne riportati nella nostra città appaiono quasi come il punto esclamativo di un 2019 andriese segnato da un’ondata di crimine e violenza mai registrata prima d’ora. Un anno macchiato dal sangue di tre omicidi, dei quali due di stampo mafioso e tutti per le strade più frequentate della città. Un anno che, volgendo al termine, continua a “regalare” a questa nostra incredula comunità sempre più scioccanti notizie e uno sconfortante senso di impotenza. Impotenza che, convertita in indifferenza, alimenta l’odio tra i cittadini e arresta sul nascere quelle desiderate iniziative di cambiamento che con sufficiente frequenza e risonanza vengono intraprese sul territorio.

A mio parere, Andria vive il periodo più buio della sua storia. Mai come adesso in città si avverte un’atmosfera pesante, un diffuso malcontento generale verso tutte le tematiche fondamentali che ogni andriese medio tiene a cuore: l’inesistenza di un’Amministrazione Pubblica, incapace di governare una città in dissesto e alle prese con i più disparati disservizi pubblici -dall'isola ecologica chiusa ogni due per tre agli ormai assodati problemi di viabilità, per finire alle scuole e agli ambulatori senza fondi e impossibilitati alla fornitura di servizi essenziali -; la mancanza di opportunità lavorative per i giovani, che emigrano e impoveriscono lo sviluppo anagrafico e imprenditoriale della popolazione; la percezione di paura ed insicurezza nel frequentare zone della città sempre più centrali ed esposte con maggior ordinarietà agli episodi criminosi sopra citati.

Un quadro, quello appena descritto, che giustamente rinfocola il malcontento dei cittadini e contestualmente ravviva quel frustrante senso di rassegnazione ed indifferenza nei confronti della vita politico-sociale della città. Il tutto a spese del benessere comune e di un sentimento di appartenenza alla comunità ormai scomparso.

L’ultimo episodio di violenza, documentato da un video divenuto ormai virale, attesta un declino sociale, umano, etico e morale dai contorni sconcertanti. Un declino che ha radici profonde e si consolida in un tessuto cittadino debole e vulnerabile, evidenziato dall'assenza di una tempestiva reazione di qualche residente o passante nei confronti di quello che stava succedendo per strada. Adesso, a prescindere dalle eventuali colpe di chi ha ripreso quella scena, ciò che personalmente fa più male è l’indifferenza di chi osserva, ascolta e preferisce delegare qualsivoglia forma di intervento a qualcun altro - anche solo chiamare le forze dell’ordine. Un comportamento che ferisce più di quegli schiaffi, più di quei calci, più di tutta quella violenza: forse, equivale ad aver picchiato quella ragazza una seconda volta.

Ma, siccome non c’è limite al peggio, alcuni andriesi hanno pensato bene di calpestare per una terza volta la dignità di questa giovane, spargendo infamia e avventata scurrile indignazione sui social nei confronti dei più e dei meno, informandosi con minuziosa premura dell’identità degli interessati e delle rispettive storie amorose. Una pratica, questa, abbastanza ricorrente e caratteristica del nostro modo di fare e reagire a fatti del genere. Una consuetudine, a mio parere scorretta, che non aiuta la vittima a recuperare dalla violenza subita ma, al contrario, spettacolarizza un gravissimo atto criminoso ed espone, all'invadenza e alle malelingue della gente pettegola, aspetti della vita privata di una certa riservatezza. Un po’ come se ci volessimo rendere partecipi del fatto e dare un’interpretazione del tutto personale di come sono andate le cose; protagonismi che, non solo finiscono per accusare a destra e a manca, riescono addirittura a spargere false notizie e calunniose dicerie.

Poiché in questo momento storico particolare servono più protagonisti e meno protagonismi, ritengo che, invece di “fare i saputi” sugli altri, sia arrivato il momento di fare un esame di coscienza condiviso e unanime, senza distinzioni di genere, età o estrazione sociale. Perché Andria non appartiene solamente ai mafiosi né ai ricchi borghesi: Andria è degli andriesi, di tutti gli andriesi. E finché non comprenderemo che la responsabilità di quello che accade per le nostre strade è di tutti e non del singolo, continueremo a brancolare in questa sconvolgente dimensione di odio e indifferenza che, con costante e instancabile puntualità, uccide la dignità di una popolazione cui tutto questo fango non appartiene.

Serve, adesso più che mai, educare i giovani ad un modello di convivenza sociale basato su principi morali oggi quasi desueti. Serve rimboccarsi le maniche e agire subito, perché i ragazzi non possono crescere in una società senza riferimenti, dove a dettare legge sono i pugni e le pistole. Serve più collaborazione da parte di tutti, dalle famiglie fino alle parrocchie, che tanto fanno per i nostri giovani e tanto altro ancora possono fare. Servono genitori responsabili, padri e madri educatori, mogli e mariti rispettosi. L’uno dell’altro. Perché la violenza di genere è una violenza e, come tutte le violenze (senza violenze di serie A e di serie B) è da condannare.

È l’occasione giusta per trarre degli spunti innovativi, umili idee di legalità e responsabilità. Andria deve reagire, Andria ha bisogno di andriesi responsabili che si ergano a buon esempio per i più piccoli. A casa, a lavoro, per le vie della città.
Credo che ripartire dalle nuove generazioni sia innanzitutto un dovere nei nostri stessi confronti ma, soprattutto, un atto d’amore e di resistenza a questa opprimente spirale d’odio e indifferenza che sta travolgendo questa nostra comunità.

Con più partecipazione e più corresponsabilità. Con meno indifferenza e meno protagonismi.