Il viaggio della mula del Liceo Artistico Federico II

di Mariacarla Quaranta

Il viaggio della mula del Liceo Artistico Federico II

Corato Attualità

letto: 372 volte 15 maggio 2019 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


La mula realizzata dagli studenti del Liceo Artistico “Federico II, Stupor Mundi” ha percorso un bel po’ di strada in questi mesi. Tutto è iniziato a marzo quando, in occasione del Carnevale coratino, l’Istituto aveva voluto omaggiare la tradizione contadina con la creazione di un’enorme mula, alta cinque metri e larga sei, in reticolato di ferro, messa sul palco allestito per il carnevale. Da lì la mula aveva visto passare tante maschere a lei poco familiari insieme a qualcuna conosciuta come i panzoni, gli sceriffi e le vecchiarelle.

Frastornata da tanti colori e suoni aveva poi, nel mese di aprile, imboccato la via dell’Alta Murgia per partecipare al Federicus di Altamura, manifestazione che ogni anno attira migliaia di visitatori che si immergono, per alcuni giorni, nell’atmosfera e nel tempo del grande imperatore svevo. Federico II amava stupire e, quando si spostava da una città all’altra, per molti era una festa perché avrebbero potuto assistere ad una vera e propria sfilata con falconieri, danzatrici, animali esotici e splendidi cavalli. Anche in questa occasione la povera mula si sarà sentita a disagio, lei umile bestia da soma, in mezzo alla rievocazione di tanto sfarzo.

Poi il suo viaggio, il 7 maggio, è approdato nel luogo a lei più congeniale, nella masseria Jesce di Altamura, sorta sull’antico tracciato della via Appia, e qui ha potuto finalmente tirare un respiro di sollievo. Dopo tanto peregrinare è tornata a casa, in un luogo incantevole, carico di fascino e di storia, per lungo tempo in stato di abbandono e ritornato al suo antico splendore grazie al lavoro instancabile di un uomo singolare e straordinario, Donato Emar Laborante, e della sua associazione “Ferula Ferita”. La mula, nata da un’idea dei professori Paolo De Santoli, Emanuele Pastoressa e Sergio Rubini e plasmata dalle mani dei ragazzi dell’indirizzo scenografia, domina incontrastata la campagna murgiana e mai come in questo posto emerge tutto il suo valore simbolico, il suo richiamo alla civiltà contadina, alla natura.

È scientificamente provato che il contatto con la natura favorisce il benessere psicofisico dell’uomo e la mula vuole ricordarci proprio questo non per uno sterile e anacronistico rimpianto del passato, ma per ribadire con forza che il progresso tecnologico e l’industrializzazione se da un lato hanno consentito una maggiore prosperità per tutti dall’altro stanno rischiando di distruggere gli ecosistemi e un ritorno alla natura, una armoniosa convivenza con essa è ormai imprescindibile per la sopravvivenza di ogni essere vivente sul Pianeta Terra.

E la mula del Federico II? Vuole rimanere qui per sempre, di giorno accarezzata dal vento, baciata dal sole, inebriata dai profumi della flora murgiana e di notte illuminata dalle stelle del firmamento, che, nel buio della campagna, brillano ancor di più, immersa in un silenzio rotto solo dal lontano bubolare di qualche rapace notturno.


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