DISAGIATI E CENTRALI di Marisa Cascarano, Liceo Artistico Federico II stupor mundi

di Marisa Cascarano

DISAGIATI E CENTRALI di Marisa Cascarano, Liceo Artistico Federico II stupor mundi

Corato Attualità

letto: 266 volte 7 giugno 2018 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


Sono stati gli alunni del Liceo artistico di Corato gli attori della performance partecipata, nell’ambito del Progetto Disagio adolescenziale, tenutosi presso la nostra scuola per dare voce alle emozioni. L’iniziativa, voluta dal Consultorio familiare della ASL, accolta dal Comune di Corato, dall’Assessorato alle Politiche sociali, dall’Assessorato alle Politiche giovanili, è stata rivolta alle Scuole Secondarie II grado della Città di Corato ed ha trovato, nella manifestazione del 6 giugno, un momento di condivisione fra gli studenti delle scuole partecipanti con la presentazione dei rispettivi lavori.

Il video, realizzato dagli allievi dell’artistico, ha voluto essere una sintesi del percorso fatto come esplorazione del mondo interiore dell’adolescente, finalizzato a far emergere vissuti sui quali elaborare il linguaggio espressivo.

Un mondo sfaccettato e articolato, formato da una molteplicità di dimensioni diverse che si intrecciano l’una con l’altra. Ciò è risultato evidente sin dai primi incontri in cui gli studenti sono stati messi nella condizione di guardare a quel composito amalgama esistenziale che alberga nei loro vissuti, in cui benessere e malessere si presentano con sfumature differenti. La fenomenologia delle emozioni non ha sempre i contorni distinti, molto spesso è confusa, in una altalenante variazione di stati d’animo.

Dare un nome alle emozioni è stato il passaggio successivo e necessario. Nominare le cose vuol dire identificarle, riconoscerle, condividerne sostanza e senso dunque comprenderle, perché acquistino per noi un significato, siano discutibili, entrino nella riflessione e siano oggetto di confronto. Questa operazione ha consentito di dare volto e contenuto alle emozioni stesse, ha permesso non solo di riconoscerle, ma di parlarne. Denominare le emozioni che tutti proviamo, ma di cui molti di noi non sanno neppure l’esistenza; questo può rendere quelle sensazioni meno travolgenti.

Nella trama di lemmi, più o meno contigui al lessico dei nostri studenti, non a caso la parola ricorrente è stata “disagio”, quasi a voler unificare, nella sua complessità, la situazione nella quale si troverebbero oggi i nostri ragazzi e, in senso più lato, la condizione umana.

L’approccio al disagio è stato guidato dall’idea di trovare il modo di poterlo esprimere così da poterlo “vedere”. A partire da tale intendimento di fondo, la nostra ricerca si è articolata in due sezioni dedicate rispettivamente alla parte negativa dell’ermeneutica del disagio ed alla sua pars costruens, con le parole positive. Ambiti che sono stati analizzati con occhio attento, cercando di far emergere i principali nodi problematici e, alla luce di ciò, avanzare proposte alternative, rimedi e possibili soluzioni. Abbiamo voluto così dare forma al caos emotivo nel linguaggio che più ci è appartiene, quello dell’arte, realizzando un murale racchiuso nella cornice dell’ottagono federiciano. La dimensione estetica del disagio si è tradotta così nella possibilità di trasformare le parole in segno grafico e di arricchirle di nuovi significati. La bicromia del bianco e del nero, indicativa delle emozioni negative, ha ceduto il posto alla policromia dei toni con cui sono state sovrascritte le parole positive. La fisicità del gesto con cui sono state colpite le parole negative ha dato corpo alla possibilità di trasformare la rabbia e il dolore in qualcosa di positivo. Trasvalutare i valori negativi quindi, non negarli ma portali con sé. Occorre guardare il volto meduseo del caos per essere un stella danzante. Il volto tragico del mondo non scompare, ma ha un nome. Le parole diventano immagini colorate e positive, aprono alla pratica catartica dell’azione condivisa, del dialogo che cura, al superamento di stereotipi e pregiudizi secondo l’invito a non irridere, non compiangere, non disprezzare ma comprendere.

Un grazie sentito ai nostri studenti e alla loro capacità di suscitare in noi autentiche emozioni.


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