In ricordo di Aldo Moro: l'on. Gero Grassi all'ITET Tannoia di Corato

di Claudio Rocco

In ricordo di Aldo Moro: l'on. Gero Grassi all'ITET Tannoia di Corato

Corato Attualità

letto: 204 volte 13 maggio 2019 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


Il 9 maggio sono trascorsi 41 anni dall’assassinio di Aldo Moro, protagonista tra i maggiori della storia della nostra Repubblica. Moro fu ucciso dai terroristi delle Brigate rosse il 9 maggio 1978 e il suo cadavere venne fatto ritrovare nel bagagliaio di una Renault 4 rossa a Roma, in via Caetani. La sua personalità di uomo, di professore, e di statista verrà ricordata dall’on. Gero Grassi martedì 14 maggio all’Itet “Tannoia” di Corato. L’on. Grassi è stato proponente della legge istitutiva della Commissione Moro-2 e componente della stessa Commissione d’inchiesta negli anni 2014-2018. Quello del “Tannoia” sarà un giorno del ricordo ma anche un giorno della conoscenza e dello studio. Ad esso gli studenti del “Tannoia” sono stati preparati da una serie di iniziative tra cui la visione dell’opera teatrale “Chi ha paura di Aldo Moro?” del Collettivo Teatro Prisma.

Moro: martire laico” è il titolo della conferenza che l’on. Grassi terrà dunque al “Tannoia” con inizio alle ore 10.30, introdotto dal Dirigente scolastico prof.ssa Nunzia Tarantini che ha voluto che la scuola costituisse una delle sedi in cui si realizza il progetto triennale 2018-20 promosso dal Consiglio regionale della Puglia d’intesa con l’ANCI Puglia. E a questo risultato si è dedicata la prof.ssa Tania Sciscioli referente per la Legalità.

Rivolto ai Comuni, alle Biblioteche e alle Associazioni Culturali del territorio pugliese, il progetto ha lo scopo di “mantenere viva la memoria e diffondere il pensiero del pugliese Aldo Moro” giovane deputato alla Costituente, deputato nel Parlamento repubblicano ininterrottamente dal 1948 al ’78, più volte ministro e Presidente del Consiglio, segretario nazionale della Democrazia Cristiana, docente di Filosofia del Diritto e di Storia e Politica coloniale all'Università di Bari fino al 1963, e poi per la cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura Penale della Facoltà di Scienze politiche all’Università “La Sapienza” di Roma. E prima ancora, negli anni giovanili, Presidente nazionale della FUCI Federazione Universitaria Cattolica Italiana, impegnandosi nella quale diventerà amico del futuro papa Paolo VI.

Il contributo di Aldo Moro alla costruzione della nostra Democrazia è stato elevatissimo. Tra le sue realizzazioni l’istituzione dell’insegnamento dell’Educazione Civica, la nazionalizzazione dell’Energia Elettrica, la Scuola Materna statale, il Traforo del Monte Bianco, l’abolizione della legge sulla mezzadria, la pianificazione di rilevanti interventi di edilizia economica e popolare, il decentramento regionale, l’istituzione del coordinamento nazionale della Protezione Civile con delega a Giuseppe Zamberletti. A tutto ciò va aggiunto il suo apporto specificamente politico alla tenuta del nostro Paese durante una lunga fase di vita in cui la democrazia fu messa a rischio da tentati colpi di Stato, stragi, attentati terroristici e mafiosi. E ad un attentato e ad una strage terroristica Moro ha infine dovuto sopportare che fosse legato il suo destino. Martire è in tal senso l’attributo più calzante per onorarne il sacrificio. Il giorno del suo rapimento, il 16 marzo 1978, furono uccisi in via Fani i 5 uomini della sua scorta: le Guardie della Polizia di Stato Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, il Maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l’Appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci, il Vicebrigadiere di P.S. Francesco Zizzi.

A 4 decenni di distanza dalla esecuzione di un uomo inerme, la memoria di quell’evento tra i più tragici della nostra storia repubblicana non ha ancora conciliato le posizioni di quanti sostennero il cosiddetto “partito della fermezza” e di quanti invece tentarono di perseguire la strada della trattativa. La comune coscienza repubblicana e democratica resta ancora lacerata dalla distanza tra chi negò ogni possibilità di trattare con le BR temendo il rischio di una conseguente loro legittimazione, e chi ritenne che lo Stato possedesse la forza per trattare con i terroristi senza che per questo ne discendesse alcun riconoscimento. Distanza -e all’epoca contrasto anche feroce- tra chi pose la priorità della salvaguardia dello Stato e chi quella di una vita umana. Rimuovere questa lacerazione non si può: si deve invece avere il coraggio civile di non negarla, per vederla e curarla. Chi dovesse contare sul suo oblìo, sul lavoro del tempo che cancella il passato, si assumerebbe la responsabilità di mantenere irrisolto quel dilemma drammatico nel cuore della nostra democrazia.


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