Uomo, industria, sviluppo: all’ITET “Tannoia” tornano il pensiero e l’opera di Adriano Olivetti

di Claudio Rocco

Uomo, industria, sviluppo: all’ITET “Tannoia” tornano il pensiero e l’opera di Adriano Olivetti

Corato Attualità

letto: 223 volte 8 marzo 2019 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non c’è qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?” Adriano Olivetti riteneva che si, ad una più affascinante destinazione potesse aspirare la vita della fabbrica. Erano anni quelli in cui sembrava davvero possibile un mondo nuovo proprio mentre il mondo entrava nella Guerra Fredda. Era ancora possibile l’utopia di uno sviluppo che non rinunciasse all’impulso dell’impresa privata ma che sapesse anche realizzare giustizia sociale? Adriano Olivetti, straordinario inventore della prima industria di elettronica italiana, pensava che la fabbrica potesse costituire il nucleo di una comunità di tipo nuovo, stretta intorno al lavoro, alla condizione dei valori della collaborazione e della attenzione ai bisogni dei lavoratori. Lo pensava e realizzò la sua utopia nella città operaia di Ivrea, oggi patrimonio non soltanto italiano, e nelle edizioni “Comunità” sulle cui pagine scrissero molte delle menti più acute di quel periodo. Riflettere sull’opera e sul pensiero di Adriano Olivetti significa per esempio ricordare che lo scorso luglio l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’Umanità le architetture olivettiane ad Ivrea, realizzate da grandi architetti perché fosse rappresentata in qualche modo la “bellezza” anche nelle strutture necessarie per la produzione di macchine per scrivere.

Così non è per celebrare ma per ricordare attivamente che, in occasione del 59° anniversario della morte di Adriano Olivetti, il Dipartimento di diritto ed economia politica dell’ITET Tannoia di Corato, coordinato dalla Prof.ssa Maria Quatela, ha promosso un incontro delle classi IVBA, VBA e VCI, per riflettere sulla figura poliedrica dell’Ingegnere, industriale e intellettuale Adriano Olivetti, l’”eretico”, industriale, editore, politico e urbanista.

Ricordare Olivetti significa tante cose, per esempio riflettere sul fatto che fu lui a progettare il Borgo La Martella a Matera, perché vi fossero ospitati i residenti dei malsani Sassi, replicando l’esperienza di comunità con la ricostruzione di luoghi che restituissero dignità e cittadinanza alle persone. E se quel progetto poté portarlo a compimento, forse a quella straordinaria intuizione Matera deve molto del suo essere stata scelta oggi quale capitale europea della cultura.

Sottolinea la prof.ssa Isa ventura coordinatrice del lavoro di gruppo della classe IV BA che ha prodotto un e-book, una brochure, un video, una tesina: “La figura di Olivetti non smette mai di stupire, soprattutto considerando che si tratta di un industriale che ha operato più di 60 anni fa con una lungimiranza ineguagliabile: i salari degli operai sono superiori del 20% della base contrattuale, le donne godono dei nove mesi di maternità retribuiti, mentre la legge sulle lavoratrici madri, con norme sicuramente più restrittive, sarà emanata solo nel 1971. Prevede un orario di 45 ore settimanali, tutti i sabati liberi e 3 settimane di ferie estive, misure che sono state oggetto di rivendicazioni sindacali, negli anni successivi, per poter essere estese a tutti i lavoratori”.

L’incontro all’ITET “TAnnoia” di Corato si è sviluppato con la presentazione degli esiti del lavoro di gruppo della IV BA, da cui “è emerso -raccontano gli studenti- che Olivetti fondò la sua fabbrica su un preciso codice morale per il quale il profitto dev’essere destinato dapprima agli investimenti, poi alle retribuzioni e ai servizi sociali e infine agli azionisti con il vincolo, ricevuto dal papà Camillo, di non licenziare mai. Nella fabbrica Olivetti realizza l’asilo e la biblioteca con migliaia di libri consultabili dagli operai anche durante l’orario di lavoro, organizza le colonie estive per i figli dei dipendenti, incontri con scrittori famosi tra cui Pasolini e Moravia, prevede l’assistenza sanitaria e la mensa. L’industria Olivetti supera brillantemente la profonda crisi del ’29, è la prima multinazionale italiana, atipica perché fortemente radicata nel territorio. Con l’impresa di Pozzuoli quadruplica la produttività dei suoi lavoratori, ma proprio nel momento in cui è più esposta con le banche, il 27 febbraio 1960 l’ingegnere Adriano muore improvvisamente sul treno Milano-Losanna e con lui il suo sogno, in parte realizzato, di guidare la rivoluzione informatica mondiale, 10 anni prima di Steve Jobs e Bill Gates, i ragazzi della Silicon Valley. Olivetti muore avendo in tasca la bozza della futura composizione dell’azienda che avrebbe dovuto comprendere, oltre ai soci originari, gli enti pubblici rappresentativi del territorio, i sindacati rappresentativi dei lavoratori, le università e politecnici del territorio per garantire una direzione illuminata, a testimonianza del superamento di capitalismo e socialismo, in una sintesi umanamente superiore”.

Dopo alterne vicende e pur continuando a essere un punto di riferimento almeno nel panorama nazionale, l’azienda è stata poi svenduta, “saccheggiata dalle gestioni successive anche contro il volere degli eredi -testimonia per esperienza diretta il Prof. Facchini, docente di informatica, intervenuto nel dibattito con gli studenti- tant’è che attualmente rappresenta solo una costola di Telecom Italia, oggi Tim”. Una evoluzione forse ancora tutta raccontare, come l’inizio del declino del sogno italiano dello sviluppo che tra fine Cinquanta e primi anni Sessanta passò per le menti e le opere di gente come Adriano Olivetti e Enrico Mattei.


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