Vicino e lontano: la comunità del "Tannoia" rinnova la memoria della Shoah

di Claudio Rocco

Vicino e lontano: la comunità del "Tannoia" rinnova la memoria della Shoah

Ruvo di Puglia Cronaca

letto: 168 volte 31 gennaio 2019 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


Lontano e vicino. La memoria non ha spazio, vive nel tempo e include il tempo in cui è. Lontano, in viaggio verso Auschwitz, e vicino, a scuola.

Lontano, in corriera, lungo un tragitto di cui si conoscerà la tappa intermedia soltanto una volta intrapreso il viaggio con partenza da Bitonto. Sono venuti da Corato e da Ruvo due gruppi di studenti dell’ITET “Tannoia” su due corriere, preparati per affrontare il viaggio della memoria dell’Olocausto ebraico insieme con le docenti Dina D’Elia e Francesca De Ruvo.

Vicino, tra i compagni delle classi quinte dell’ITET di Corato. Nel “Tannoia”, sui gradini dell’entrata, per porre una “pietra d’inciampo” in ricordo di Anna Frank vittima della Shoah. La scuola ha accolto così l’invito del Comitato nazionale dei docenti dei diritti umani.

Lontano e vicino. La memoria sopravvive nel tempo e si appropria dello spazio se trova chi la conserva, chi le rende onore come in questi giorni per onorare il sacrificio delle vittime del crimine nazista.

Al “Tannoia” di Corato, si ricorda il 27 gennaio, la liberazione degli internati nel lager di Auschwitz, con l’imposizione di una targa e la lettura di brani del diario di Anna Frank.

In viaggio altri studenti del “Tannoia” giungono a Budapest, dove hanno saputo da poco che faranno tappa, come i deportati che non sapevano dove li avrebbero condotti i treni piombati. A Budapest ci si ferma in un ostello vicino alla Grande Sinagoga ebraica, si visita il museo dell’Olocausto e si guarda un documentario su Giorgio Perlasca, il commerciante italiano che si finse console spagnolo riuscendo a rischio della vita a salvare quella di 5000 ebrei ungheresi in poco meno di tre mesi. La mattina dopo, visita al Duomo, al Parlamento e al centro storico della capitale. Nel pomeriggio si ascolta la storia di una “giusta tra le nazioni”, il titolo che il Parlamento di Israele assegna alla memoria di chi aiutò gli Ebrei durante la II Guerra mondiale: una suora che mise in salvo molti ebrei a Budapest. Poi ognuno depone un sassolino al monumento delle scarpe. Ecco il Danubio: ci si imbarca ma la favola bella del Danubio blu lascia il posto al racconto della realtà dei prigionieri fucilati e spinti di notte nel fiume dopo aver camminato due ore nudi nella neve. Al mattino se ne vedevano i corpi galleggiare tra i ghiacci.

Vicino, al “Tannoia”, due studentesse delle classi VA e VDI si apprestano a leggere il “Diario” di Anna Frank: una pagina sui desideri di una ragazza adolescente. Anna scriveva il suo “Diario” nascosta per cercare di sfuggire con la sua famiglia alle retate dei nazisti in Olanda dove i Frank erano andati ad abitare. Ci riuscì fino al 4 agosto 1944: quel giorno fu presa e portata ad Auschwitz, in Polonia, lungo la linea di confine occidentale con la Germania. Aveva poco più di 14 anni. Morì nel febbraio del 1945 nel lager di Bergen-Belsen dove era stata trasferita pochi mesi dopo la sua cattura. Il Dirigente scolastico prof.ssa Nunzia Tarantini insiste sulla capacità di Anna di esprimere i sentimenti e le sensazioni ineffabili di una fase della vita in cui è più difficile dare ad essi voce, e corpo. Grazie ad Anna Frank il dovere della memoria può assumere la forma del desiderio di vivere pienamente la vita, che accomuna tutti i giovani del mondo.

Lontano, continua il viaggio verso Auschwitz: è durato quasi dodici ore fino a Cracovia. Si scende e si fa il giro della città con un gruppo di attori che impersonano il popolo tedesco negli anni cruciali tra il 1920 al 1932, quando in Germania si preparò l’affermazione del Nazismo. I ragazzi ascoltano, poi risaliti sulle corriere cominciano a scrivere il racconto del loro viaggio come autobiografie di deportati. Un esercizio perfino un po’ crudele di empatia spinto fino alla immedesimazione. Fa molto freddo ma l’intera Cracovia trabocca di addobbi natalizi.

Vicino, a Corato la “pietra d’inciampo” recita: “Anna Frank scrittrice. N. 12 giugno 1929, Francoforte sul Meno, Germania. M. febbraio 1945, campo di concentramento di Bergen-Belsen, Germania. Arrestata il 4 agosto 1944 ad Amsterdam. Deportata ad Auschwitz. – Corato, 27 gennaio 2019 – A.S. 2018/2019”.

Lontano, a Cracovia, sabato è dedicato alla visita al quartiere ebraico, al ghetto e alla fabbrica di Schindler, si, l’industriale Oskar Schindler che salvò tanti ebrei, quello del film “Schindler list” di Spielberg. Un altro “giusto tra le nazioni” l’imprenditore tedesco. Poi la visita alla cattedrale di Wawel dove è sepolto Chopin, e uno sguardo ammirato alla casa dove ha abitato il vescovo Karol Wojtyla che avrebbe lasciato di sé l’impronta indelebile nel mondo come papa Giovanni Paolo II.

Vicino, sui gradini d’ingresso del “Tannoia” a Corato, una ragazza legge una pagina di Anna Frank: “C’è un bel sole, il cielo è sereno, tira un vento delizioso e io ho desiderio di tutto, desiderio di chiacchierare, di libertà, di amici, di esser sola. Desiderio di piangere. Mi sembra di dover scoppiare e so che se piangessi starei meglio. Ma non posso. Sono inquieta. Vado da una camera all’altra, respiro l’aria dalla fessura di una finestra chiusa. Sento che il mio cuore batte come se dicesse ‘soddisfa finalmente i miei desideri’. Credo di sentire in me il risveglio della primavera. Lo sento in tutto il mio corpo e nella mia anima. Devo farmi forza per comportarmi normalmente, sono del tutto smarrita. Non so che cosa leggere, che cosa scrivere, che cosa fare. So solamente che ho tanti desideri. La tua Anna”. L’ascoltano in silenzio tanti altri adolescenti. E i professori presenti.

Lontano, domenica è la Giornata della memoria. Riprende il viaggio per Auschwitz. Il museo la mattina, con letture di Primo Levi interpretate dagli attori, e un altro spettacolo per la commemorazione. Poi il lager di Birkenau, che fa parte del sistema concentrazionario di Auschwitz, nel pomeriggio. Ogni ragazzo individua un deportato tra le foto del museo, scrive il suo nome su una striscia di stoffa che poi deposita con un lumino sul binario detto Judenrampe: lo fanno tutti i ragazzi dopo che ciascuno ha pronunciato il nome del deportato e ha detto: “Io ti ricordo”.

Il Treno della memoria quest'anno è dedicato ai giovani tedeschi resistenti della “Rosa bianca” il cui motto era: “uno spirito forte, un cuore tenero”.


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