Il carnevale del "Tannoia": sfila il quarto stato

di Claudio Rocco

Il carnevale del "Tannoia": sfila il quarto stato

Corato Cronaca

letto: 133 volte 11 febbraio 2018 Non raggiunti il minimo di 3 voti.


1901: hanno lo sguardo fiero e deciso, e avanzano, in una massa di uomini e donne e bambini tenuti tra le braccia. Non c’è violenza nella loro determinazione. E neppure c’è aspettativa o brama. C’è invece la certezza della propria dignità e della propria identità. Dove vanno? Non lo sappiamo. Qualcuno ha scritto che procedono verso il futuro. Osserviamoli senza preconcetti. Essi sono in cammino, hanno appena cominciato a incamminarsi e i loro passi non lunghi lasciano immaginare che lungo sia invece il percorso. Due uomini sullo sfondo portano la mano a riparare gli occhi per guardare più in là, contro il sole. Nella prima fila altri distendono le braccia nell’atteggiamento di chi sta spiegando che c’è qualcosa di inevitabile nella loro presenza e nel loro andare.

Giuseppe Pellizza da Volpedo li ha fissati per sempre nel dipinto intitolato “Il quarto stato”, portato a temine nel 1901 dopo molti anni di lavoro. E oggi queste donne e questi uomini si rimettono in cammino con le sembianze dei ragazzi del “Tannoia” che sfilano per il Carnevale coratino. Non si tratta soltanto di un trasferimento di identità che gli studenti hanno subito accolto come un’avventura giocosa e insieme molto seria. C’è di mezzo proprio il senso del carnevale, che non si riduce nelle coreografie perché la sua anima è quella del mondo rovesciato, per un giorno soltanto, ma per quel giorno il mondo non è più quello di sempre. Il mondo sottosopra del carnevale è quello degli ultimi, e dello sberleffo al potere. E’ il giorno in cui i potenti devono tenersi alla larga perché a carnevale la Legge è sospesa e vige l’impunità. Il giorno in cui la maschera permette di cambiare identità ma soprattutto di rivendicare l’impossibile come possibilità concreta: che nessuno dovrebbe essere incatenato al suo destino. I ragazzi del “Tannoia” han tirato fuori “Il quarto stato” dalla Costituzione italiana. Perché per loro non c’è fraintendimento: il carnevale è una cosa seria.